ANDREA POLENTA - Arredamento moderno



Chi è Andrea Polenta ?


Andrea Polenta nasce a Carrara il 18 maggio 1996. Studia architettura all’università di Firenze e dipinge: inizialmente come passatempo, ora (si spera anche per il futuro) come lavoro. Attivo ufficialmente sui social da pochi anni, inizia con esposizioni in ristoranti e atelier d’arte, per poi partecipare a varie selezioni e mostre di artisti emergenti. Un piccolo grande passo arriva un anno fa, con la sua prima personale al Centro ZAP di Firenze che lo proietta nel panorama artistico emergente fiorentino., ma la prima vera soddisfazione arriva poco dopo, quando espone un suo quadro alla galleria ??? di New York, capitale mondiale dell’arte contemporanea, che proietta i sogni astratti del giovane artista in un’importante prospettiva di pubblico e mercato.

Con l’augurio che Andrea riesca a raggiungere i suoi obbiettivi, lascio la parola al mio grande amico col seguente intervento.


Dal momento che viviamo in una cultura dominata dalla mente, la maggior parte dell’arte moderna, dell’architettura, della musica e della letteratura è priva di bellezza, di essenza interiore, fatte salve rare eccezioni. Il motivo è che i loro artefici non riescono a liberarsi dalla mente nemmeno per un secondo. Così non sono mai in contatto con quel posto dentro di loro dove risiedono la vera creatività e la bellezza.” (Eckhart Tolle).



Da sempre l’uomo ha ricercato nella natura il proprio “centro”, commisurando in esso la vicinanza a Dio. Lo riscontriamo soprattutto con la nascita del giardino all’inglese che è stato un sintomo e un simbolo della rivoluzione culturale che ha coinvolto i secoli XVIII e XIX, fino al contemporaneo. Pittori, scultori, architetti si sono cimentati nella creazione pittoresca del giardino come riflesso della propria anima, della propria sincerità che è nucleo fondamentale per la creazione artistica. Dopo il giardino all’inglese si sono susseguiti molti temi che sono diventati sintomi e simboli di questa rivoluzione: dall’esposizione alla casa d’abitazione, dal teatro al museo, passando per il monumento, temi in cui artisti di vario settore si sono cimentati cercando di lasciare la propria sincerità (son sempre) ai posteri.

Al giorno d’oggi un bar, un ristorante, un qualsiasi luogo pubblico può essere semplicemente considerato come uno di questi temi: come l’esposizione era un luogo di cultura e scambi intellettuali, questi luoghi conviviali sono diventati il “centro” dei nostri incontri, i quali devono essere quindi a loro volta sinceri ad accomodanti. Ciò che conta non è l’involucro esterno, bensì l’anima, il corpo interiore, quindi quelle forme, quei materiali e quei colori in grado di far sentire il cliente a proprio agio, cercando soprattutto di trasmettere a quest’ultimo la propria poesia sincera.

Lavorando spesso a contatto con “CS Arreda” sono riuscito a convincermi di questo tipo di esperienza.

Attualmente si cerca sempre di seguire maggiormente l’onda della modernità, quel gusto che spesso esce dai canoni di comfort e gestione, dimenticando quindi di dare luce ad un qualcosa di più profondo in grado di poter soddisfare il cliente sia dal punto di vista estetico sia dal punto di vista commerciale.

Grazie alle esperienze avute con Michele Sodini, ho capito che nel settore dell’arredamento e del design non bisogna farsi rapire troppo dalle influenze esterne e dalle mode ricorrenti; al contrario, come primo obiettivo, bisogna soddisfare il committente e far si che all’interno del locale si respiri la vera essenza di ciò che viene offerto, riuscendo così a soddisfare, di conseguenza, i clienti.

L’arredamento dunque per me è sinonimo di semplicità, bellezza e confort, un insieme di caratteristiche in grado di abbracciare l’utente nel migliore dei modi, senza cadere in una banale ricerca del trandy, che rischia di portare fuori binario chi lo attraversa.




Buona giornata, arredatori!

Ringraziando per questa collaborazione e questo bellissimo articolo Andrea Polenta, ci rivediamo per il prossimo aggiornamento con altri temi su cui ragionare.


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